Ortofrutta · Coltivazione Ortaggi

Piantare fave

Aggiornato il 22 dicembre 20164 capitoli5 domande frequenti
Baccelli raccolta

L'irrigazione

Prima di piantare le fave bisogna programmare la semina. Può essere fatta con un ciclo di circa sei mesi, partendo dalla fine dell'autunno per ottenere un raccolto primaverile, oppure al termine dell'inverno per avere le fave dopo appena 3-4 mesi. Ovviamente l'irrigazione è diversa nelle due differenti circostanze. Per una coltivazione autunnale e invernale le precipitazioni atmosferiche sono più che sufficienti. Non dovremo dotarci di impianto di irrigazione fisso e potremo lasciare che la natura provveda all'apporto idrico, in attesa della stagione del raccolto. Per quanto riguarda la coltivazione primaverile, invece, potremo intervenire se le piogge si fanno aspettare per alcuni giorni, con un'annaffiatura supplementare al bisogno. Come norma generale, tuttavia, è bene tenere in considerazione che le fave temono i ristagni idrici e che bisogna operare con annaffiature supplementari se effettivamente necessario.

Come piantare le fave

La semina in semenzaio è sconsigliata, anche perché piantare le fave è molto semplice e trapiantarle, invece, potrebbe rovinarle irrimediabilmente. Anche la coltivazione all'interno dei vasi, viste le considerevoli dimensioni della pianta, è poco diffusa. Andremo, dunque, a mettere i semi direttamente a dimora nell'appezzamento di orto che abbiamo deciso di destinare alle fave. I semi andranno interrati non troppo in profondità, cercando di non superare i 5cm. Come spazio, nelle coltivazioni su più file, dovremo regolarci per almeno mezzo metro sia tra una pianta e l'altra che tra le file, per consentire le operazioni manuali di cura del terreno e di raccolta. In questo modo la pianta avrà lo spazio necessario per crescere liberamente e per svilupparsi. A seconda del periodo le prime piantine possono spuntare dal terreno già dopo una quindicina di giorni.

Terreno e concimazione

Il terreno ideale dove piantare le fave non è necessariamente ricco. Sono più che sufficienti le concimazioni date alle coltivazioni precedenti, magari con stallatico e compost. Come le altre leguminose le fave contribuiscono ad arricchire la terra, fissando l'azoto e comportandosi da concime naturale. È opportuno, al termine della coltivazione, non sradicarle e, se il terreno è subito necessario per un'altra coltivazione, sminuzzare le piante secche e l'apparato radicale aggiungendolo al compost. Per piantare le fave tuttavia è necessario un terreno con un ottimo drenaggio, in grado di assorbire completamente le precipitazioni atmosferiche. Periodicamente sarà necessario rimuovere le malerbe, con una sarchiatura superficiale. È importante anche rincalzare le piante, ovvero aggiungere altra terra alla base per proteggere l'apparato radicale e rinfrescare il terreno.

Esposizione e possibili malattie

È possibile piantare le fave in tutte le regioni d'Italia, sia nelle zone di pianura che in quelle di collina. Il clima migliore a cui si adattano è quello caratterizzato da inverni non troppo rigidi ed estati non particolarmente siccitose. Dovremo regolarci con la semina a seconda delle caratteristiche della zona in cui viviamo. Le fave temono sia il caldo torrido che il freddo estremo. In una condizione climatica temperata possono stare anche a tutto sole e svilupparsi al meglio. Le piante delle fave possono essere attaccate dagli afidi. Un intervento naturale di prevenzione può essere fatto semplicemente cimando le piante. Altri insetti potrebbero attaccare i baccelli e in questo caso si potrebbero rendere necessari antiparassitari specifici acquistabili in negozio. Le muffe possono essere combattute evitando di esagerare con le irrigazioni e scegliendo una zona dell'orto con un buon drenaggio.

Domande frequenti

  • Quando è il momento giusto per seminare le fave?
    Le fave si seminano principalmente in due periodi. La semina autunnale, effettuata verso fine ottobre-novembre, permette un raccolto primaverile sfruttando le piogge invernali naturali. La semina tardiva, a fine inverno (febbraio-marzo), garantisce una raccolta più rapida in soli 3-4 mesi. La scelta dipende dal clima locale: nelle zone a inverni miti prevale l’autunno, mentre al Nord o in zone fredde è preferibile la semina primaverile per evitare gelate dannose.
  • Come si effettua correttamente la semina delle fave?
    La semina deve avvenire direttamente in campo, mai in semenzaio, poiché le fave soffrono il trapianto. Interrire i semi a una profondità massima di 5 cm. Rispettare distanze di almeno 50 cm tra le piante e 50 cm tra le file per garantire circolazione d’aria e facilitare la raccolta. Le prime piantine emergono generalmente dopo circa 15 giorni. Evitare vasi piccoli dato l’ingombro della pianta adulta.
  • Quanto e come innaffiare le fave durante la coltivazione?
    Le fave temono fortemente i ristagni idrici. Nella coltivazione autunnale-invernale, le piogge sono solitamente sufficienti e non serve un impianto fisso. Nella coltivazione primaverile, intervenire con annaffiature solo se la siccità persiste per diversi giorni. Mantenere il terreno umido ma mai zuppo. Un drenaggio efficace è cruciale per prevenire marciumi radicali e favorire uno sviluppo sano della pianta fino alla raccolta.
  • Quali cure colturali sono necessarie per le fave?
    Sono richieste operazioni semplici ma importanti. Rimuovere periodicamente le infestanti con una sarchiatura superficiale per non danneggiare le radici. Rincalzare le piante, cioè accumulare terra alla base, protegge l’apparato radicale e mantiene il terreno fresco. Al termine del ciclo, non strappare le piante: sminuzzarle e incorporarle al compost arricchisce il suolo di azoto, rendendole ottimi precursori per colture successive.
  • Come difendere le fave da parassiti e malattie?
    Il nemico principale sono gli afidi. Una prevenzione efficace consiste nel cimare le cime delle piante per ridurre l’attrattiva per questi insetti. Per le muffe, la chiave è evitare eccedenze idriche e scegliere terreni ben drenati. Se i baccelli subiscono attacchi gravi, si possono usare antiparassitari specifici, preferibilmente biologici. Il controllo preventivo attraverso gestione idrica e potatura leggera riduce drasticamente la necessità di trattamenti chimici.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche