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Come coltivare aglio

Aggiornato il 28 ottobre 20164 capitoli5 domande frequenti
Coltivazione aglio

Coltivare aglio: le annaffiature

La prima differenziazione da fare per programmare le annaffiature è sul tipo di coltivazione scelta. In vaso, magari su un balcone, dovremo tener conto del fatto che la pianta riceva o meno acqua dalle naturali precipitazioni atmosferiche. Infatti l'aglio, essendo piantato prevalentemente alla fine dell'inverno, non necessita di particolari interventi durante la stagione in cui la piovosità è già intensa. Un apporto esagerato di acqua, al contrario, potrebbe essere molto deleterio visto che l'aglio è un bulbo e soffre notevolmente di patologie fungine. L'aglio resiste bene sia ai periodi di siccità prolungata che al freddo, adattandosi a climi anche molto diversi. L'unica raccomandazione sarà, dunque, evitare il più possibile i pericolosissimi ristagni idrici senza annaffiare troppo generosamente quando non è necessario.

Come prendersi cura dell'aglio

L'aglio non si coltiva a partire dal seme ma direttamente dagli spicchi che vanno semplicemente interrati a un dito di profondità, sempre con la punta che guarda verso l'alto. La distanza tra gli spicchi sarà di almeno 10-15cm e 40cm tra le file nel caso di coltivazioni parallele. Il periodo migliore per interrare gli spicchi è la fine dell'inverno, anticipando gli altri ortaggi a semina primaverile. L'aglio non necessariamente va piantato a scalare poiché la raccolta può avvenire tutta in una sola volta con la classica conservazione formando grandi corone da consumarsi all'occorrenza durante l'anno. Per tutta la stagione primaverile l'aglio non necessiterà di cure se non la semplice rimozione periodica delle erbe infestanti. Potremo intervenire nella stagione più calda con un apporto di acqua ma l'aglio resiste molto bene anche alla siccità. Lo raccoglieremo soltanto quando la parte aerea sarà completamente ingiallita.

Concimazione dell'aglio

Per coltivare l'aglio non avremo bisogno di concimi specifici. Si adatta a tutti i tipi di terreno, compresi quelli non particolarmente ricchi, sabbiosi, purché ben sciolti dovendo crescere nella parte sottoterra. Il ph del terreno può essere anche leggermente acido. Sarebbe buona norma evitare di esagerare nella concimazione, anche in fase di preparazione preventiva del terreno. È facile, infatti, rovinare l'aglio provocando marciumi e malattie fungine che attaccano il bulbo. Si raccomanda, dunque, di concimare pochissimo, solo in fase di preparazione del terreno o, al limite, di non concimare proprio. Se riteniamo che il terreno sia particolarmente infertile, possiamo intervenire prima dell'aratura con una concimazione potassica e fosfatica. È importante evitare di piantare l'aglio nello stesso appezzamento di orto per almeno 3-4 anni.

Esposizione e malattie

Si può coltivare l'aglio in luoghi dal clima molto diverso. Si tratta, infatti, di una specie molto resistente, che ben tollera sia la siccità dei luoghi più caldi che il freddo delle località geograficamente più a nord. Per svilupparsi al meglio ha bisogno di almeno 2 ore di luce diretta al giorno ed una temperatura superiore a 15°C. L'aglio può essere attaccato da diverse malattie, alcune delle quali anche pericolose per la vita della pianta. La porenosfora appare con una colorazione grigiastra della parte aerea. In questo caso sarebbe opportuno intervenire col rame prima che si diffonda fino al bulbo. Anche la ruggine si previene con la stessa tecnica. L'aglio viene attaccato anche da una particolare mosca che deposita le larve rovinando i bulbi. I marciumi che possono presentarsi vanno prevenuti evitando annaffiature non necessarie.

Domande frequenti

  • Quando è il momento giusto per piantare gli spicchi d'aglio?
    Il periodo ideale per interrare gli spicchi d'aglio è la fine dell'inverno, anticipando così le altre semine primaverili. Gli spicchi devono essere interrate a una profondità di circa un dito, con la punta rivolta verso l'alto. La distanza consigliata tra uno spicchio e l'altro è di 10-15 cm, mentre tra le file parallele si consiglia di mantenere almeno 40 cm. Non è necessario effettuare semine scalari, poiché la raccolta può avvenire tutta insieme quando la parte aerea della pianta diventa completamente gialla.
  • Quanto spesso devo innaffiare l'aglio coltivato in vaso?
    L'aglio è una pianta resistente alla siccità e soffre gravemente dei ristagni idrici, che favoriscono patologie fungine. In vaso, bisogna considerare se le piogge naturali apportano già umidità. Generalmente, dopo la piantagione tardiva invernale, le annaffiature devono essere modeste, intervenendo solo nella stagione più calda se necessario. Evitare assolutamente di innaffiare eccessivamente, specialmente in presenza di umidità ambientale elevata, per prevenire il marciume del bulbo.
  • È necessaria una concimazione specifica per l'aglio?
    No, l'aglio non richiede concimi specifici né abbondanti. Si adatta bene anche a terreni poveri e sabbiosi, purché ben drenati. È sconsigliabile esagerare con la concimazione, specialmente in fase di preparazione del suolo, per evitare di favorire marciumi e funghi. Se il terreno è particolarmente infertile, si può intervenire prima dell'aratura con una concimazione potassica e fosfatica, ma spesso è sufficiente non concimare affatto per ottenere buoni risultati.
  • Quali sono le principali malattie che colpiscono l'aglio?
    Le minacce principali includono la Porenosfora, che causa una patina grigiastra sulle foglie, e la Ruggine. Entrambe possono essere prevenute o trattate con prodotti a base di rame prima che raggiungano il bulbo. Un altro nemico è la mosca dell'aglio, le cui larve danneggiano i bulbi sotterranei. Infine, i marciumi sono frequenti se ci sono troppi ristagni idrici. La prevenzione principale risiede nel garantire un ottimo drenaggio del terreno e nell'evitare irrigazioni superflue.
  • Dopo quanti anni posso ripiantare l'aglio nello stesso orto?
    È fondamentale rispettare un intervallo di rotazione colturale di almeno 3-4 anni prima di ripiantare l'aglio nello stesso appezzamento di orto. Questa pratica è essenziale per prevenire l'accumulo di patogeni specifici nel suolo e per evitare l'esaurimento selettivo delle risorse nutritive. Ripetere la coltivazione nello stesso posto troppo frequentemente aumenta significativamente il rischio di contrarre malattie fungine e parassitarie, compromettendo la salute e lo sviluppo dei bulbi.

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