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Coltivare il cocomero

Aggiornato il 01 giugno 20184 capitoli5 domande frequenti
cocomero

Coltivare il cocomero o anguria

Il cocomero, chiamato comunemente anche anguria, o melone d’acqua, o mellone, è il frutto di una pianta erbacea annuale, originaria dell’Africa centrale, molto diffuso in coltivazione in tutto il globo; il nome botanico è citrullus lanatus, e si sviluppa come pianta rampicante, o prostrata, che produce grandi foglie palmate di colore verde chiaro, e fusti volubili, che possono aggrapparsi a dei sostegni per mezzo di viticci. La pianta somiglia molto a quella del cetriolo, anche se le dimensioni sono decisamente maggiori, e una singola pianta di cocomero può allargarsi su vari metri quadrati di terreno. In primavera inoltrata, o in estate, comincia la fioritura, con produzione di fiori gialli, ampi, tipici delle cucurbitacee; ai fiori segue un frutto molto grande, che può raggiungere i 20 kg di peso, di forma tondeggiante, ovale o allungata. Il cocomero, o anguria, è tecnicamente un pepo, ovvero un frutto molto grande e pesante, ricco di acqua, che rivela all’esterno una scorza chiara, striata, abbastanza spessa; all’interno la polpa è succosa e croccante, e contiene molti semi. Comunemente l’anguria è coltivata nelle varietà che producono frutti a polpa rossa, ma esistono specie e varietà con polpa verdognola, gialla o arancione; allo stesso modo, i semi possono essere neri, gialli o bianchi; ma in generale i frutti diffusi in coltivazione hanno tipici semi neri.

Coltivare il cocomero

Le piante di cocomero sono di facile coltivazione, a patto di avere una aiola decisamente molto ben soleggiata, in quanto a mezz’ombra o all’ombra difficilmente queste piante fioriscono, e anche quando lo fanno difficilmente producono frutti interessanti. Il terreno dell’appezzamento deve venire lavorato a fondo, alleggerito con della sabbia, per aumentare il drenaggio, e arricchito con poco stallatico ben maturo, o con concime complesso granulare, a lenta cessione. Si possono seminare le angurie direttamente a dimora, posizionando alcuni semi in ogni postarella, per poi scegliere una o due piante tra quelle che germogliano, le più vigorose; nell’orto familiare in genere si preferisce acquistare piantine di cocomero già germogliate e con almeno due foglie vere già sviluppate. Per ogni anguria si calcolano circa un paio di metri quadrati di spazio libero, e quindi le piantine vanno poste a dimora ben distanziate. Queste piante producono un apparato radicale di solito ampio, e anche abbastanza superficiale, per questo motivo le annaffiature sono importantissime: anche brevi periodi di siccità (soprattutto durante le settimane più calde) possono compromettere lo sviluppo della pianta o dei frutti. Si annaffia quanti ogni volta che il terreno è asciutto, evitando di lasciarlo secco per più di alcune ore. Le annaffiature però devono venire ridotte, o anche sospese, quando i frutti stanno andando a maturazione, almeno nell’ultima settimana, in quanto altrimenti il contenuto zuccherino della polpa potrebbe risentirne, dando origine a frutti decisamente poco interessanti. Le piantine vengono messe a dimora quando le temperature minime sono superiori ai 15°C, oppure, volendo una raccolta assai precoce, si coprono con materiale plastico trasparente, che mantenga la temperature al suolo più alta rispetto all’esterno. per avere dei frutti grossi e succosi, quando la pianta di cocomero ha prodotto circa 5-6 foglie sul fusto principale, le si taglia l’apice; in questo modo comincerà a produrre un maggior numero di tralci laterali, che sono quelli che porteranno fiori, e quindi frutti.

Per un frutto grosso e sano

Una volta sistemate le piantine al sole, si procede semplicemente con annaffiature regolari; il concime stallatico, o granulare, provvederà a fornire il giusto apposto di Sali minerali; per ottenere però delle grosse angurie, è bene seguire qualche piccolo accorgimento; del resto, nell’impianto di angurie posto a dimora nell’orto familiare, in genere non si tratterà di curare più di 3-5 piante di cocomero, in quanto già lo spazio per un numero esiguo di piante dovrà essere decisamente molto ampio; e il prezzo al consumo delle angurie tende ad essere abbastanza basso, ed inoltre si tratta di un frutto che in genere non viene mangiato quotidianamente come può avvenire per mele o albicocche; oltre a questo, a parte alcune ricette regionali, difficilmente il cocomero si conserva o si utilizza in cucina, ma tradizionalmente si mangia freddo occasionalmente, per rinfrescarsi dal caldo estivo. Quindi, per una famiglia, una produzione anche di soli due o tre cocomeri può coprire tranquillamente il fabbisogno annuale. Per avere dei bei cocomeri, grandi e sani, è consigliabile posizionare qualcosa al di sotto dei frutti, già quando sono piccoli, perché altrimenti, con il passare del tempo, tendono ad assumere una forma schiacciata, appiattita nella zona di contatto con il terreni; oltre a questo, la mancanza di insolazione, causa l’ingiallimento nella zona posta in ombra. Quindi sotto i frutti si pone della paglia, o del film plastico; oppure si procede periodicamente a girare i frutti. Oltre a questo, è importante sarchiare il terreno attorno alle piante, avendo cura di restare in superficie con gli strumenti di lavoro, in questo modo si rimuovono le infestanti, senza rovinare le radici del cocomero. Quando il peduncolo che tiene attaccato il frutto alla pianta tende a seccare, si sospendono le annaffiatura, in quanto il frutto è quasi maturo; quando il peduncolo è secco, il frutto è proto per essere consumato; se percosso deve fare un suono sordo e cupo, e la buccia dovrebbe essere di un bel colore verde scuro. I frutti di anguria si sviluppano ricoperti da un sottile strato di pruina biancastra; quando stanno per giungere a maturazione, questa sostanza non viene più prodotta, e quindi i frutti maturi devono apparire lucidi, completamente privi di pruina.

Il gelo di mellone

Purtroppo le angurie non possono venire conservate in alcun modo; una volta maturi, i frutti vanno consumati rapidamente, nel giro di alcuni giorni, altrimenti la polpa tende a divenire morbida e con il passare del tempo fermenta. Dalla polpa si può estrarre il succo, che però no riscontra molto successo, se non nella preparazione di granite o sorbetti. Si può anche preparare della confettura con il cocomero, ma il contenuto di acqua è così alto, superiore al 90%, che l’operazione di addensamento della confettura risulta assai prolungata, e quindi, difficilmente si preparano confetture di anguria. Tradizionalmente, in Italia, l’anguria si tiene in frigorifero fino al momento del consumo, quindi si taglia a spicchi; solo occasionalmente viene tagliata a cubetti e aggiunta alle macedonie, anche se in effetti, il suo gusto dolce e poco invadente dovrebbe portarci ad utilizzarla più spesso nelle macedonie estive. Solo raramente viene utilizzata mescolata ad altra frutta. Il piatto tradizionale italiano più famoso a base di anguria è il gelo di mellone, tipico dolce siciliano; si tratta in sostanza di un budino, o una gelatina, preparato con la polpa del cocomero, privata dei semi; spesso, per ricordare il frutto, al budino si aggiungono gocce di cioccolato, golosi sostituiti dei semi scuri.

Domande frequenti

  • Come capire quando il cocomero è maturo e pronto per la raccolta?
    La maturità si riconosce osservando tre segnali principali. Innanzitutto, il peduncolo che collega il frutto alla pianta deve essere completamente secco. In secondo luogo, la superficie della buccia cambia aspetto: perde la caratteristica pruina biancastra opaca diventando lucida e levigata. Infine, il colore della scorza diventa un verde scuro uniforme. Un ulteriore test fisico consiste nel colpire leggermente il frutto: se emette un suono sordo e cupo, è segno che la polpa interna è ben sviluppata e matura.
  • Quanto spazio devo dedicare a ogni pianta di cocomero nell'orto?
    Il cocomero è una pianta che si espande notevolmente, producendo un apparato radicale ampio e superficiale e fusti che possono coprire vaste aree. Per garantire uno sviluppo ottimale e facilitare la gestione, si consiglia di riservare a ogni singola pianta circa due metri quadrati di spazio libero. Questo distanziamento evita la competizione per le risorse idriche e nutritive e permette alla vegetazione di crescere senza soffocarsi, favorendo una corretta aerazione e riducendo il rischio di malattie fungine legate al ristagno umido.
  • Quando bisogna interrompere le annaffiature per migliorare il sapore?
    L'irrigazione è fondamentale per lo sviluppo della pianta, ma va gestita con attenzione in fase finale. Durante le settimane più calde e fino all'inizio della formazione del frutto, il terreno non deve mai asciugarsi completamente. Tuttavia, è cruciale ridurre drasticamente o sospendere le annaffiature nell'ultima settimana prima della raccolta. Interrompere l'acqua in questo periodo concentra gli zuccheri nella polpa, evitando che il frutto risulti acquoso e insipido. Sospendere definitivamente l'irrigazione coincide con l'essiccamento del peduncolo, segnale di piena maturazione.
  • Quali accorgimenti adottare per evitare che il frutto assuma una forma schiacciata?
    Poiché il cocomero poggia direttamente sul terreno, la zona di contatto rischia di appiattirsi e ingiallirsi per mancanza di luce e pressione. Per mantenere una forma tondeggiante e sana, è necessario inserire un supporto sotto il frutto già quando è giovane. Si può usare un disco di paglia, un pezzo di legno o una stuoia. Inoltre, è utile girare periodicamente il frutto manualmente per esporre uniformemente tutte le parti alla luce solare, garantendo una colorazione omogenea e prevenendo deformazioni permanenti dovute al contatto prolungato con il suolo.
  • È possibile conservare il cocomero raccolto per lungo tempo?
    No, il cocomero non è un frutto adatto alla conservazione a lungo termine. Una volta raggiunto il punto di maturazione, i frutti devono essere consumati entro pochi giorni. La polpa, ricca di acqua, tende rapidamente a diventare molle e a fermentare se lasciata a temperatura ambiente. L'unica soluzione per rallentare il deterioramento è riporre il frutto intero o le fette tagliate in frigorifero. Non esistono metodi tradizionali di conservazione come la disidratazione o la confettura pratica, data l'elevatissima percentuale di acqua (>90%) che rende difficile l'addensamento.

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