Ortofrutta · Orto Biologico

Agricoltura biologica normativa

Aggiornato il 15 luglio 20165 capitoli5 domande frequenti
coltivazione biologica

Agricoltura biologica

Il suffisso ”bio” è uno dei più utilizzati e ricercati negli ultimi anni, per quanto riguarda la produzione agricola e alimentare. Ma quali prodotti si possono definire veramente biologici? Ecco il quadro legislativo che detta le norme da rispettare per una coltivazione autenticamente “green". Non basta, infatti, definire bio un prodotto affinché esso risulti sano; esistono delle precise regole da seguire per poter avere degli alimenti sani e gustosi. Vediamo di capire quali sono le norme più importanti.

L’avvento del “bio”

Negli ultimi due decenni del secolo scorso e in particolare dal 1990 in poi si è sviluppata in tutto il mondo ed in particolare in Europa una filosofia “green” che ha comportato l’avvicinarsi di un numero sempre maggiore di persone ai cosiddetti prodotti biologici, sia nel campo della coltivazione che in quello dell’allevamento di animali destinati alla alimentazione. Ad influenzare la crescente domanda da sottolineare, tra i tanti, due fattori principali: la maggiore presa di coscienza da parte della popolazione dei rischi derivanti dalla cosiddetta agricoltura intensiva; i risultati delle ricerche medico-scientifiche sempre più allarmanti sui danni causati all’ambiente (e di conseguenze alle persone) dall’utilizzo massiccio di prodotti chimici tossici (come i pesticidi) nelle colture vegetali.

La normativa vigente

Fin dal 1991, con l’incrementarsi della domanda e dell’offerta di prodotti biologici, la Commissione Europea si è mossa, attraverso il regolamento CE n. 2092/91, per definire un quadro legislativo in grado di regolarne la produzione e garantire le esigenze dei consumatori. Successivamente tali norme sono state integrate da ulteriori atti, in particolare il Regolamento 834/2007 e quello tuttora in vigore, il Reg. 889/2008 (integrato in seguito dal Reg. 1235/2008), tutti emanati dalla Commissione Europea ed ai quali i vari Paesi si sono necessariamente dovuti richiamare per apposite leggi nazionali (per l’Italia fare riferimento al D.M. 18354 del 2009). Si tratta di una normativa complessa, che regola insieme dal punto di vista biologico sia la produzione agricola che l’allevamento degli animali e che include anche tutta una serie di norme da rispettare per l’utilizzo del marchio biologico, delle etichettature e degli scambi commerciali con Paesi terzi. Il regolamento include anche un’ampia sezione destinata ai controlli, uno degli aspetti più delicati in questo ambito.

Le regole da rispettare

Per quanto concerne prettamente la produzione vegetale bio, sono due gli elementi base al centro della normativa: il divieto assoluto di utilizzo di qualsiasi tipo di organismo geneticamente modificato (OGM) e l’attenzione posta alla biodiversità. Con il primo si pone una pietra fondante per il ritorno ad un ciclo della natura autentico, separando in maniera ferrea la produzione biologica da quella intensiva e rivalutando con vigore le antiche tradizioni contadine. Attraverso il secondo, viene conferito anche legislativamente un valore positivo alla biodiversità, dando in questo modo anche un messaggio culturale di particolare importanza. Nella agricoltura biologica, infatti, ogni organismo naturale, dal più piccolo al più grande, deve essere rispettato in egual misura, in quanto fondamentale per una produzione naturale corretta e soprattutto sana: ogni elemento ha dunque la sua funzione e più è alta la presenza di organismi naturali benefici che vivono nei terreni e maggiori saranno i risultati in termini di qualità delle produzioni. Proprio per favorire l’incremento di alcuni microrganismi (lombrichi, coleotteri, etc.) e la maggiore completezza possibile dell'ecosistema, il Regolamento in vigore prevede la rotazione delle coltivazioni. Una pratica antica, che consente sia di arricchire e rafforzare il terreno e le piante coltivate attraverso le diverse colture sia di contrastare in maniera naturale il proliferare di erbe e piante infestanti. Seguendo questa logica, viene inoltre consentito soltanto l'uso di sementi provenienti da processi biologici e ristretto molto (al limite del divieto) l’utilizzo di fertilizzanti, pesticidi e altri prodotti chimici, a favore della concimazione naturale (proveniente dagli animali). Da sottolineare, in questo ambito, come la possibilità di ricorrere ad un limitato numero di prodotti fitosanitari per la prevenzione dei danni e per la pulizia possa essere consentita solo dalla Commissione stessa o da enti autorizzati.

I controlli

Va subito chiarito, in questo contesto, che questa forma di coltivazione è l’unica forma di agricoltura sottoposta a leggi europee e nazionali. In considerazione del vasto quadro legislativo vigente, è stato quindi messo a punto un Sistema di Controllo uniforme in tutta l’Unione Europea. Nel nostro Paese gli organismi di controllo sono nove, riconosciuti con apposito decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e sottoposti essi stessi a controlli da parte di Ministero e Regioni. Il sistema di controllo ha un duplice scopo: da una parte verificare che le aziende che decidono di convertire la propria produzione orientandola a quella biologica seguano le ferree regole della disintossicazione del terreno, in particolare se in precedenza si è fatto largo uso di sostanze tossiche. Dall'altra controllare che chi inizia una produzione biologica, con la conseguente commercializzazione dei prodotti, rispetti i metodi corretti e assicuri la totale tracciabilità della propria produzione. In questo caso l'Organismo preposto può effettuare diverse ispezioni a sorpresa durante l'anno, prelevando campioni da sottoporre ad analisi. Come si può notare, soprattutto negli ultimi anni le garanzie per i consumatori rispetto a questo tipo di produzione sono andate aumentando e questo a tutto vantaggio della qualità dei prodotti presenti sul mercato. Da segnalare, infine, che in Italia - oltre agli organi istituzionali preposti - è molto attiva dal punto di vista della promozione dell'agricoltura "bio" l'AIAB, l'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica, che tra le sue attività si occupa con particolare cura della formazione.

Domande frequenti

  • Quali sono i regolamenti europei fondamentali che disciplinano l'agricoltura biologica?
    La normativa europea sull'agricoltura biologica si basa principalmente su tre regolamenti chiave. Il primo storico è il Regolamento CE n. 2092/91, introdotto nel 1991 per definire il quadro legislativo iniziale. Successivamente, sono stati emanati il Regolamento 834/2007 e il Regolamento 889/2008, quest'ultimo attualmente in vigore e integrato dal Reg. 1235/2008. Questi testi normativi stabiliscono le regole per la produzione vegetale e animale, l'etichettatura e il commercio, obbligando gli Stati membri, inclusa l'Italia, ad adeguare le proprie leggi nazionali, come il D.M. 18354 del 2009.
  • È vietato l'utilizzo di OGM nell'agricoltura biologica?
    Sì, il divieto assoluto di utilizzare organismi geneticamente modificati (OGM) è uno dei pilastri fondamentali della normativa biologica. Questa regola serve a distinguere nettamente la produzione biologica da quella intensiva, promuovendo un ritorno a cicli naturali autentici. Il rispetto di questo divieto garantisce che i prodotti biologici siano privi di modifiche genetiche artificiali, preservando l'integrità ecologica e la biodiversità, valori centrali nella filosofia green che caratterizza questo metodo di coltivazione sostenibile e rispettoso dell'ambiente.
  • Come funziona il sistema di controllo e certificazione del biologico?
    L'agricoltura biologica è l'unica forma di agricoltura soggetta a leggi specifiche europee e nazionali con un sistema di controllo uniforme. In Italia, nove organismi di controllo, riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, verificano il rispetto delle regole. Questi enti effettuano ispezioni a sorpresa, prelevano campioni per analisi di laboratorio e controllano la tracciabilità completa della produzione. Il doppio obiettivo è verificare la disintossicazione dei terreni precedentemente trattati con chimica e assicurare che i produttori rispettino i metodi corretti, garantendo così la qualità e la trasparenza per il consumatore finale.
  • Quali pratiche agronomiche sono obbligatorie per mantenere la fertilità del suolo?
    La normativa impone la rotazione delle colture come pratica essenziale per arricchire il terreno e prevenire l'esaurimento dei nutrienti specifici. Questa tecnica antica aiuta anche a contrastare naturalmente la proliferazione di erbe infestanti e parassiti, riducendo la necessità di interventi esterni. Inoltre, è fortemente incoraggiata la tutela della biodiversità: ogni organismo naturale, dai lombrichi ai coleotteri, deve essere rispettato poiché svolge funzioni vitali per un ecosistema equilibrato. L'uso di fertilizzanti chimici è drasticamente ridotto a favore della concimazione naturale, spesso proveniente da fonti animali certificate.
  • Posso usare pesticidi e fitosanitari chimici in un orto biologico?
    L'utilizzo di pesticidi e prodotti chimici sintetici è generalmente vietato o estremamente limitato nell'agricoltura biologica. La normativa consente l'impiego di un numero molto ridotto di prodotti fitosanitari esclusivamente per la prevenzione dei danni e la pulizia, ma solo se approvati esplicitamente dalla Commissione Europea o da enti autorizzati. L'approccio principale si basa sulla prevenzione attraverso la biodiversità, la rotazione delle colture e l'uso di sementi biologiche. Qualsiasi intervento chimico residuo deve essere rigorosamente tracciato e giustificato dalle autorità competenti per non compromettere la certificazione del prodotto.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche