Intorno ai Pelargonium di Filippo Figuera (Vivaio Malvarosa)
Vediamo se ci riesco. Vediamo un po' se riesco a parlare di Pelargonium senza mai chiamarli gerani. Mi sono ripromesso di stare attento a non commettere questo errore. Voglio tenere una rubrica che parli di queste piante senza mai usare il nome col quale sono universalmente note (gerani, appunto), ma quello corretto: Pelargonium. In effetti sarebbe più comodo usare il nome che tutti conoscono e farmi capire sia dai neofiti sia da chi abitualmente storce il naso di fronte ad inesattezze di nomenclatura botanica. Però voglio provarci lo stesso. Non per pedanteria, ma per dare il segnale chiaro, a chi mi legge, che è mia ferma intenzione parlare di queste piante in modo diverso, abbandonando gli stereotipi, invitando chi legge a riscoprirle, e rivalutarle se necessario. Il nome geranio evoca immagini di terrazzi assolati, di lunghe ringhiere di città da cui sbucano rami quasi legnosi che ondeggiano al vento. Tornano alla memoria le prime esperienze di “giardinaggio” casalingo: ripulire le piante dalle foglie secche, dai fiori vecchi, innaffiare vaso per vaso, avendo cura di non bagnare le foglie... C'è un po' di nostalgia, forse. Ma la passione? Non abbiamo la sensazione che non ci sia più nulla da scoprire? Non siamo forse stanchi e annoiati dei soliti, soliti, soliti gerani? E allora basta! Basta Gerani. Parliamo di Pelargonium! Ma che differenza c'è? Perché spesso si indica la stessa pianta con due nomi diversi? La verità è che per lungo tempo chi ha studiato queste piante le ha tutte classificate col nome Geranium. Solo sul finire del '700 fu distinto il genere Pelargonium come qualcosa di diverso dal genere Geranium. Così accadde che le piante ornamentali più comuni e conosciute cambiarono nome e il nome Geranium fu usato per indicare delle piantine spontanee molto diffuse in natura ma sconosciute ai più. Ancora oggi il vecchio nome resiste nell'uso comune e in tutte le lingue. Capita spesso, in vivaio, di parlare di questo equivoco. Non mi va di passare per pignolo e certo non sto lì a correggere l'errore dei clienti. Ma se vien fuori l'argomento... parliamone. Talvolta invece mi accade di scambiare uno sguardo d'intesa col mio interlocutore. Capisco allora che ci tiene ad esprimersi in modo esatto. Magari è un collezionista.
I Collezionisti
Sono, i collezionisti, tra i clienti che danno maggiori soddisfazioni. Non per il motivo che si potrebbe credere (non solo, almeno), ma per la carica di entusiasmo che lasciano dopo una visita in vivaio. A volte trascorro molto tempo a parlare con qualcuno della gioia che possono dare alcuni pelargoni. Mi raccontano le loro avventure (o disavventure). Faccio loro conoscere gli ultimi pezzi della mia collezione, acquistati o scambiati qua e là per l'Italia. Ce n'è uno, collezionista, ormai un amico, che arriva in vivaio per visite lampo, lascia sempre qualche piantina, o qualche rametto spezzato chissà dove, con il nome della specie scritto su un foglietto di fortuna. Dà un'occhiata alle novità e poi va via, alla velocità della luce.
Il libro
Una delle più importanti collezioni al mondo di Pelargonium è quella di Hazel Key, vivaista e collezionista inglese. E' autore di un bel libro, pieno zeppo di foto, che parla di pelargoni. Uno dei tanti che si trovano nelle librerie specializzate (ma non solo). Si chiama 1001 Pelargoniums ed è scritto in inglese. Mi piace perché contiene tante foto, anche se a volte i colori non sono molto credibili. Mi piace anche perché le foto sono scattate senza finzioni. A volte si vedono foglie vecchiette o un po' macchiate. L'autore è uno dei vivaisti e collezionisti più importanti al mondo ma non ha pudore a mostrare piante imperfette. Può apparire strano che io prenda lo spunto dai libri scritti anziché osservare, descrivere il libro-natura che mi circonda. Ma è anche vero che certi libri, che presentano grandi collezioni, riescono ugualmente a trasmettere forti emozioni. Hazel Key, attraverso le foto, e con qualche breve introduzione e didascalia, parla dei pelargonium e conduce per mano i lettori capaci di interpretare la natura come diversità. Impariamo così a conoscere pelargonium molto differenti tra loro, comprendiamo che non è solo questione di abbinare sfumature di colori, o di distinguere tra “zonali” e “edera”. A questo punto i pelargonium sono veramente pelargoniums, al plurale, non solo come numero. Ogni varietà, ogni gruppo acquista personalità: vi sono così le piante del '700 inglese, i pelargonium botanici, quelli adatti a chi ama i colori ed i gusti forti e quelli per chi ama le tonalità tenui o le piante dall'aspetto delicato. A volte le varietà portano il nome di chi le ha ibridate e selezionate o di qualche suo conoscente. Viene voglia di conoscere le storie di quei nomi, di quelle persone. Altre volte la pianta è indicata col nome botanico in latino. In questo caso si capisce che si tratta di una specie botanica. Una pianta cioè che vive allo stato spontaneo in natura.
La pianta
Una pianta che in questo periodo mi appassiona è il P. cordifolium (Cav.) Curt. Si tratta di una specie botanica che vive in Sud Africa. Come dice il nome, ha le foglie cordate, cioè a forma di cuore. E' un Pelargonium con un portamento quasi arbustivo. Di dimensioni importanti (può arrivare a 70-80 cm di altezza), è una pianta adatta ad essere coltivata in piena terra. Ma va bene anche in un vaso grande. E' di quelle piante che possono caratterizzare con la loro presenza uno spazio aperto, per la bellezza del fogliame, per la fioritura generosa, per il profumo delle foglie. La lamina fogliare ha sulla pagina superiore un tipico colore verde scuro, quasi notturno, che contrasta col colore glauco della pagina inferiore. I margini, dentati, presentano un sottile bordo marrone. I fiori sono rosa intenso con i due petali superiori grandi e venati e quelli inferiori molto sottili. Il periodo di maggiore fioritura è la primavera, ma continua a fiorire per tutto l'anno. Il profumo delle foglie è delicato. Ricorda le saponette, la cipria. Si sprigiona quando si toccano le foglie tra le dita. In questo modo, peraltro, si può apprezzare la consistenza morbida, setosa delle stesse foglie.
Domande frequenti
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Qual è la differenza tra Pelargonium e Geranium?Storicamente, entrambe le piante appartenevano al genere Geranium. Alla fine del Settecento, i botanici hanno distinto il genere Pelargonium, separandolo dal Geranium vero e proprio. Oggi, il termine 'geranio' viene comunemente usato per indicare i Pelargonium ornamentali, mentre il nome scientifico Geranium si riferisce a specie selvatiche e spontanee, spesso meno conosciute dal grande pubblico ma distinte tassonomicamente.
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Come si presenta il fogliame del Pelargonium cordifolium?Il P. cordifolium possiede foglie a forma di cuore (cordate) con una texture morbida e setosa. La pagina superiore è di un verde scuro intenso, quasi notturno, mentre quella inferiore presenta una colorazione glauca. I bordi delle foglie sono dentellati e caratterizzati da un sottile margine marrone. Al tatto, le foglie emanano un profumo delicato simile a sapone o cipria.
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Quali sono le caratteristiche floreali del P. cordifolium?La fioritura è abbondante e inizia in primavera, protrarsi spesso per tutto l'arco dell'anno. I fiori sono di un rosa intenso e presentano una struttura distintiva: i due petali superiori sono grandi e venati, mentre quelli inferiori risultano molto più sottili. Questa combinazione conferisce alla pianta un aspetto elegante e particolare rispetto ad altre varietà di gerani.
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In quali condizioni ambientali cresce meglio il P. cordifolium?Essendo originario del Sud Africa, questa specie predilige posizioni soleggiate. È adatta sia alla coltivazione in piena terra, dove può raggiungere i 70-80 cm di altezza assumendo un portamento arbustivo, sia in vasi di grandi dimensioni. Richiede un terreno ben drenato per evitare problemi radicali e tollera bene le condizioni esterne tipiche dei giardini aperti.









